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Sono in balia del vento, mi trascina ma sembro avere gli stivali di gomma, vorrei farmi soffiare via ma ho sempre questa colla sotto il piede, questo attrito che mi stride nelle orecchie, e voltandomi vedo la lunga scia che ho calcato nel tempo, e mi chiedo perchè insisto nel non rimanere in calzini, o scalza, o senza gambe, e perchè non sono io a camminare nella giusta direzione, anzichè lasciare che questa forza esterna mi ci accompagni, e perchè ogni giorno fa di tutto per tenermi in piedi quando io vorrei solo dare le ginocchia alle pietruzze e ai fiorellini.
Mi sento l'anima tormentata, è troppo smossa per una persona a cui nella vita non è successo granchè, non sono resiliente, potrei cadere al minimo ingorgo, e quando i principali patti che mi ero data con la vita non vengono rispettati vado in crisi, cado in questa profonda disperazione, e provo questo dolore mentale e viscerale che sembrano irrisolvibili, e che si ripetono ciclicamente ogni mese, ogni anno, per anni, e sembro peggiorare col tempo; io speravo che con l'età adulta sarebbe andato tutto meglio. Per carità, ormai non piango giornalmente come prima, non me la prendo con chi mi sta attorno, non mi porto i problemi come un giaccone di pelo, ma li appendo nella mia camera, eppure mi sento quasi senza sentimenti, un barattolo vuoto, una matrioska che contiene un'emozione per bambola lasciando, per ultima, quella che non vede nessuno, nè i genitori, nè gli amici, ma solo io stessa, ogni giorno, per ore e ore e ore.
E allo specchio mi guardo come se fossi morta, e quando esco di casa non mi sento più io, sento di star fingendo di essere la me del passato, non sono più spontanea, ogni mia parola o azione di fronte agli altri è una finta felicità, una inseguita allegria, un ottimismo insipido.
E a breve spaccherei il cellulare, perchè la persona che doveva starmi accanto in tutti questi miei processi mentali sta più male di me, e io non posso fare da terapeuta a qualcun altro oltre me stessa, che ogni giorno sono a un passo dal mettere la testa nel forno, e non intendo morire per qualcuno che non sia io, sono gelosa della mia sofferenza, e così come non voglio che gli altri la conoscano, che la vedano, che la compatiscono, non voglio ammalarmi di quella degli altri.